Le cinque e trenta del mattino, nessun uccello in cielo, nemmeno un'increspatura sulla superficie, solo il plotter che pinga piano, quasi in sordina. È esattamente in questo momento che per me si decide spesso l'esito dell'intera giornata. Non quando la prima canna si piega di scatto, ma adesso, mentre sono chino sullo schermo del mio ecoscandaglio a cercare nella colonna d'acqua qualcosa che nessuno ha ancora visto dalla superficie.
Perché la scelta della frequenza fa la differenza tra un colpo e un buco nell'acqua
Un ecoscandaglio non è uno strumento con un'unica verità. Ogni frequenza ti mostra una versione diversa dell'acqua sotto la barca, e chi pesca sempre con la stessa impostazione si perde metà delle informazioni. Le frequenze basse, tra 28 e 60 kilohertz, aprono un cono ampio e penetrano in profondità nella colonna d'acqua senza perdere troppa energia. È esattamente quello che mi serve quando traino a 6-9 nodi e scandaglio la colonna d'acqua tra 50 e 400 metri alla ricerca di grandi strutture. Le frequenze alte, tra 150 e 250 kilohertz, restituiscono invece un'immagine molto più nitida e dettagliata, ma perdono rapidamente potenza con l'aumentare della profondità e, oltre i 150-200 metri, diventano sempre più sporche e granulose.
Nella pratica lavoro quindi quasi sempre su due binari. Quando scandaglio ampie zone di mare aperto lascio attiva la frequenza bassa, perché mi mostra come contorno chiaro anche gli agglomerati lontani e in profondità. Non appena individuo un'immagine che sembra interessante, passo alla frequenza alta, oppure apro una seconda finestra con quella frequenza, per capire se si tratta di un'aggregazione rada, di un baitball compatto o di singoli pesci di taglia importante. Questa combinazione tra rete di ricerca ampia e sguardo di conferma fine mi ha portato più pesci, negli anni, di qualsiasi impostazione miracolosa spacciata online come segreto infallibile.
Come appare davvero un baitball sullo schermo
Chi pesca offshore per la prima volta si aspetta spesso singoli archi, come quelli a cui si è abituati pescando il lucioperca a spinning in una cava d'acqua dolce. Un vero baitball si presenta in modo diverso. Sardine, acciughe o piccoli sgombri si ammassano così fitti che l'ecoscandaglio non riesce più a distinguerli come pesci singoli. Al loro posto compare una nuvola compatta, per lo più rotonda o leggermente ovale, di un rosso o arancione intenso, con un bordo esterno netto, quasi duro. Questo margine così definito è per me il primo segnale che il branco di pesce foraggio è tranquillo e non è ancora sotto attacco.
Non appena i predatori si posizionano sotto il baitball, l'immagine cambia. Il contorno diventa irregolare, sfrangiato da un lato, a volte l'intero branco si allunga fino a diventare una colonna, perché i pesci foraggio, in preda al panico, risalgono verso la superficie. Particolarmente rivelatrice è un'incavatura, quasi un morso, sul lato inferiore della nuvola: è esattamente lì che un gruppo di tonni sta appena passando dal basso verso l'alto. Sotto e ai lati di un baitball di questo tipo cerco in modo mirato singoli archi robusti, disposti in diagonale nell'acqua libera. Sono i predatori stessi, e la loro disposizione mi rivela spesso già da quale direzione partirà il prossimo attacco.
Il CHIRP in profondità: cosa offre davvero il broadband
Il CHIRP negli ultimi anni ha fatto più per lo scouting offshore di qualsiasi altra novità vista in trent'anni al tavolo nautico. Invece di pingare con un'unica frequenza fissa, un trasduttore CHIRP emette a ogni impulso un intero intervallo di frequenze e analizza gli echi di ritorno uno per uno. Il risultato è una nettissima capacità di distinguere bersagli ravvicinati, per esempio un singolo grosso tonno rosso proprio sotto un baitball compatto, che su un apparecchio a frequenza fissa classico si perderebbe semplicemente nel rumore del branco di pesce foraggio.
Per la ricerca pura oltre i 200-300 metri lavoro con il CHIRP in modalità broadband a bassa frequenza, perché sfrutta al meglio la portata mantenendo una chiarezza accettabile. Una volta individuato un target, passo alla banda CHIRP media, che tra 30 e 100 metri offre un'immagine molto più fine e mi permette di distinguere i singoli pesci dalla struttura del baitball. In questo la potenza di trasmissione del trasduttore per me è sempre fondamentale. Un modulo potente, da un kilowatt in su, abbinato a un trasduttore a bassa frequenza adeguato, fa spesso la differenza tra riconoscere un baitball che a mezzogiorno si è ritirato contro sole e caldo a 150 o 200 metri di profondità, oppure passarci semplicemente sopra senza accorgersene.
L'indicatore di temperatura come secondo compasso
Oltre all'immagine sonar vera e propria, per me l'indicatore di temperatura sul trasduttore è una delle funzioni più sottovalutate a bordo. Le mappe satellitari della temperatura superficiale sono preziose per la pianificazione generale della rotta, ma a volte hanno un giorno di ritardo, sono distorte dalle nuvole o semplicemente troppo grossolane nei dettagli per il fronte che conta davvero. Il sensore di temperatura sul trasduttore, invece, mi mostra in tempo reale la temperatura esatta nel punto in cui si trova la barca, senza alcun ritardo.
Quando durante il traino attraverso un fronte termico, osservo le cifre dell'indicatore di temperatura con la stessa attenzione dell'immagine sonar. Se il valore salta di mezzo grado o un grado intero nel giro di poche centinaia di metri, segno subito un waypoint. Proprio su questi fronti si radunano nuovi branchi di pesce foraggio, ed è proprio lì che conviene tracciare un anello stretto invece di proseguire dritto col traino. Chi porta anche una sonda di temperatura sul downrigger o sul planer ottiene addirittura un quadro della temperatura alla profondità in cui le esche stanno realmente lavorando, e può regolare la profondità di traino in base a dove si trova davvero il termoclino, non solo a dove si presume che sia sulla mappa.
La mia conclusione
Un buon ecoscandaglio non sostituisce l'esperienza, ma ne accorcia notevolmente il percorso. Chi passa consapevolmente dalla frequenza bassa a quella alta, sa leggere la forma e i bordi di un baitball, imposta il CHIRP in base alla profondità del bersaglio e non si limita a guardare l'indicatore di temperatura come un dato secondario ma lo usa attivamente per seguire i fronti termici, si ritroverà molto meno spesso a girare alla cieca in mare aperto. Alla fine resta comunque una parte di pazienza e istinto, ma oggi la tecnologia offre gli strumenti per sostenere quell'istinto con dati reali.
Mari calmi e canne curve !